La cosiddetta sindrome di Wobbler o spondilomielopatia cervicale caudale è una patologia comune delle vertebre cervicali nei cani di taglia grande o gigante. E’ dovuta ad anomalie delle vertebre cervicali che producono una compressione statica e/o dinamica del midollo spinale cervicale e dei nervi spinali, determinando dolore a livello del collo e deficit neurologici di diverse entità.
Tale compressione midollare può derivare da una malformazione delle strutture ossee o malarticolazione scheletrica (anomalia articolare) che circondano il midollo spinale (V°, VI°, VII° vertebra cervicale), da strutture normali, ma anormalmente allineate (instabilità vertebrale) e/o da entrambe queste situazioni, come anche può derivare da alterazioni patologiche dei legamenti. Le conseguenze sono disturbi della locomozione e turbe neurologiche. La gravità delle malformazioni o del cattivo allineamento determina il grado di compressione e dunque l’intensità dei sintomi. Oltre alle anomalie strutturali, l'estensione o la flessione del collo, possono provocare o alleviare la compressione del midollo cervicale. La malattia pur essendo tipica degli Alani e dei Doberman ovvero razze a "collo lungo" è stata descritta in numerose altre razze di grossa taglia e più di frequente nei soggetti maschi in rapporto maggioritario di casistiche rispetto alle femmine di 4:1. La sindrome di Wobbler è caratterizzata di solito da una paresi e da un'andatura barcollante ad insorgenza insidiosa, più spesso a carico del treno posteriore.
Nei soggetti affetti, si può riscontrare una iperflessione od una iperestensione del collo, un'andatura rigida sugli arti anteriori ed un trascinamento delle unghie (stenosi dinamica).
I deficit neurologici conseguenti alla patologia possono comprendere una sintomatologia che può manifestarsi da una modesta atassia (ossia una mancanza di coordinazione dei movimenti), fino alla tetraparesi. La diagnosi della patologia può essere confermata dall'esame neurologico e/o mediante radiografie in bianco o con mezzo di contrasto (mielografia). La prognosi è strettamente correlata alla gravità dei deficit neurologici riscontrati, dal grado e dalla natura della compressione midollare.
Mentre le lesioni della sindrome di Wobbler colpiscono esclusivamente le vertebre cervicali, i disturbi della locomozione si concentrano soprattutto sul treno posteriore. Il cane è “paretico” agli arti posteriori, cioè presenta un inizio di paralisi che gli permette di muoversi, ma vacillando. Mantiene il torso arcuato e il treno posteriore abbassato. La testa spesso è flessa, ma non si riscontra alcun dolore alla manipolazione. I muscoli delle spalle sono spesso atrofizzati. I sintomi possono aggravarsi rapidamente nel giro di qualche settimana, ma il più delle volte, l’evoluzione è lenta e si protrae per diversi mesi. Possono anche apparire improvvisamente in seguito a un trauma che vada ad aggravare l’instabilità cervicale o a ledere un disco intervertebrale, oppure in seguito a lesioni provocate da movimenti di iperflessione o di iperestensione. In alcuni casi, il quadro clinico si aggrava e il cane passa da un’andatura difficile e squilibrata ad una tetraplegia (paralisi dei quattro arti).
DIAGNOSI
E’ fondamentale emettere più precocemente possibile una diagnosi certa per ottenere i migliori risultati terapeutici; dopo una corretta localizzazione clinica della lesione neurologica, la risonanza magnetica ci fornisce un quadro esaustivo della patologia in corso visualizzando i siti di compressione, se la lesione è dinamica o statica e l'eventuale presenza di un danno intramidollare reversibile o irreversibile.
TERAPIA
La terapia può essere conservativa nei casi meno gravi; l'intervento chirurgico è imperativo nei soggetti più neurologicamente compromessi. Utilizziamo diverse tecniche chirurgiche a seconda della patologia primaria sottostante: da una decompressione spinale tramite intervento di slot ventrale a più complesse tecniche di stabilizzazione vertebrale in distrazione. Negli ultimi anni è ormai diffuso come in campo umano l'utilizzo di cages intervertebrali a posizionamento singolo o multiplo, accompagnati o meno da altri mezzi accessori di stabilizzazione vertebrale; da pochi anni è possibile anche l'utilizzo di protesi discali.
Il trattamento chirurgico è aggressivo e i risultati non sono costanti. Tuttavia, rimane la sola speranza di guarigione definitiva. Esso mira a decomprimere il midollo spinale e a stabilizzare le vertebre cervicali colpite. Le tecniche utilizzate sono numerose. Esse variano in funzione del tipo di lesione e dell’animale e può essere necessario usarne diverse contemporaneamente. In ogni caso, si tratta di tecniche delicate. Per questo motivo, l’intervento deve essere realizzato da un chirurgo specializzato. Il tipo di lesione determinerà la scelta di una precisa tecnica o seconda dei casi, di diverse contemporaneamente.
POST OPERATORIO
Di qualunque tipo sia la tecnica utilizzata, il decorso post-operatorio è spesso molto impegnativo, sia per il proprietario, sia per l’animale. Anche se il cane riesce muoversi da solo dopo l’intervento, per un primo periodo, l’attività fisica deve essere ridotta, dopo di ché, per un periodo che va da qualche settimana a qualche mese, gli si potrà permettere un esercizio fisico controllato . Nel periodo di decorso post operatorio può risultare utile far adoperare una "Minerva". L’immobilizzazione è indispensabile per un determinato periodo, in funzione della tecnica chirurgica impiegata. Le prime sei settimane sono le più critiche. per un periodo di quattro mesi è bene non utilizzare il collare (meglio la pettorina) e gli esercizi violenti . Positivi per il recupero sono i massaggi, la meccanoterapia e il nuoto in acqua tiepida. Spesso i cani dopo l’intervento, si rifiutano di muoversi o non possono farlo poiché sono infermi. In questo caso, il decorso post-operatorio è problematico. E' bene sistemare il cane su dei materassi o delle superfici imbottite regolarmente pulite e ben asciutte, in modo da evitare l’escara (placca nera che si forma per necrosi dei tessuti). Il cane va anche girato regolarmente. Per attuare la rieducazione, il cane viene messo in posizione eretta con l’aiuto di una cinghia o di un “carrello” adeguato (realizzato su misura) a partire dal terzo giorno dall’intervento. I massaggi e i bagni controcorrente sono molto benefici in termini di recupero. Se dopo sei settimane di convalescenza non si osserva un certo recupero, a quel punto la prognosi è molto compromessa. I casi cronici a evoluzione progressiva, recuperano meno bene rispetto a quelli la cui evoluzione o aggravamento si siano prodotti in un breve periodo. I cani paretici hanno più possibilità di recupero rispetto ai paraplegici. Nei casi di compressioni multiple, gli esiti di un buon recupero sono alquanto improbabili.
21 - 22 Ottobre 2017 Presso Centro Cinofilo Funny Dog Cannara, provincia di Perugia a 20 minuti da Foligno, 10 minuti da Bastia e Assisi